Sono in molti a chiedersi, soprattutto di questi tempi in cui la scelta di mettersi in proprio è sempre più diffusa, come sia possibile iniziare a lavorare senza però essere costretti ad aprire una partita IVA. Seguire le proprie passioni, soprattutto in ambito lavorativo, può rivelarsi una scelta vincente: consentirà di affrontare con maggior sicurezza e al tempo stesso in tranquillità le relative incombenze. In genere, però, una fase di rodaggio durante la quale scoprire se il proprio percorso da freelance sia virtuoso è sempre utile.
Facciamo un passo indietro, per capire innanzitutto quando la partita IVA sia necessaria e quali siano i relativi obblighi fiscali che essa comporta. Con un focus su un’alternativa virtuosa, ovvero il contratto di prestazione occasionale.
Lo sviluppo del business avviene step by step
Aprire la partita IVA rappresenta un obbligo per quei lavoratori indipendenti che alla fine dell’anno si trovino a fatturare oltre i 5mila euro. Il fatto stesso di avviare le necessarie pratiche e aprirne una, sottolinea quindi un ben preciso intento ovvero quello di portare la propria attività a uno step successivo, consolidandola. In conseguenza di questo sarà possibile affermarsi nel mercato di riferimento, inoltre ci si potrà presentare a nuovi e più affermati partner, circondandosi di collaboratori autorevoli.
Come abbiamo appena accennato, si dovrà tenere conto anche dei relativi obblighi fiscali che l’apertura della partita IVA comporta. Soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al mondo del lavoro e dunque sia in tale contesto alle prime armi, queste spese non sono di poco conto. In genere, la diffidenza nei confronti dell’apertura della partita IVA riguarda il flusso di clienti, che si teme soprattutto in avvio dell’attività non sufficiente a far funzionare il business. La scelta migliore, specie in casi come questo, per cercare di capire se la strada intrapresa sia quella giusta sarà quella di ricorrere al contratto di prestazione occasionale.
Il contratto di prestazione occasionale e come funziona
La prestazione occasionale rappresenta la scelta ideale nel caso in cui si abbia intenzione di intraprendere una professione in modo ancora saltuario e – appunto – occasionale. A tutti i freelancers che vogliono saperne di più, consigliamo l’articolo proposto da Qonto . Ad ogni modo adesso cercheremo di fare una panoramica analizzando gli elementi più interessanti e importanti in merito alla prestazione di lavoro occasionale. Iniziando da quella che è la definizione, a norma di legge, del contratto di prestazione occasionale. Prevede che il lavoratore autonomo svolga – senza vincolo di subordinazione – un servizio a favore di un committente.
E’ chiaro dunque come la principale differenza tra prestazioni occasionali senza partita IVA e prestazioni ‘classiche’ stia proprio nella natura di occasionalità della mansione. Chi ricorre alla prestazione occasionale beneficia di una serie di vantaggi, in primis non vi è l’obbligo del rispetto dei costi di mantenimento tipici invece della partita IVA. Questa modalità di collaborazione, peraltro, può dar luogo a un rapporto lavorativo che non può comunque superare i 30 giorni. Restano esclusi dalla possibilità di usufruire della prestazione occasionale alcune categorie di lavoratori: si tratta di chi fa parte di organi di amministrazione e di quelle persone che abbiano già fatto richiesta di pensionamento.




