L'Analista programmatore è colui che, dopo aver analizzato e interpretato le esigenze del cliente, progetta, collauda e si occupa della manutenzione dei software creati in risposta a tali esigenze.
L'insieme delle attività dell'Analista programmatore può essere suddiviso in quattro fasi, una conseguente all'altra:
In aziende medio-grandi i compiti dell'Analista programmatore possono essere svolti da due figure professionali distinte: quella dell'Analista - che si occupa appunto dell'analisi e della progettazione - e quella del Programmatore - che si occupa dello sviluppo del software.
Per svolgere il suo lavoro, l'Analista programmatore deve:
In termini più generali, tra le competenze richieste spiccano:
Fondamentale è, inoltre, il continuo aggiornamento.
Per le professioni informatiche, così recenti, non esiste un albo, né, spesso, un percorso di formazione preciso, tanto che, anche senza un curriculum scolastico alle spalle orientato a questa professione, si può ugualmente imparare a programmare seguendo corsi specifici presso centri di formazione professionale (normalmente dalle 600 alle 1200 ore), o corsi di teoria della programmazione tenuti da aziende informatiche, o ancora corsi gratuiti organizzati dalle Regioni.
Per svolgere questo lavoro a un livello piuttosto elevato, però, è preferibile avere conseguito una laureaáin materie tecniche, specialmente in informatica ed in ingegneria elettronica; oppure anche in materie tecnico-scientifiche, come astronomia, fisica, matematica e statistica, che spesso offrono anche corsi dove è possibile acquisire competenze nella programmazione online.
Il percorso per arrivare alla qualifica di Analista programmatore prevede generalmente un paio d'anni di esperienza come Programmatore junior, al termine dei quali si accede automaticamente alla figura di Programmatore senior. A questo punto, coloro che sono dotati di buone capacità personali potranno diventare Analisti programmatori. Maturando ulteriore esperienza e professionalità, gli Analisti programmatori potranno anche proporsi, all'interno dell'azienda per cui lavorano, per ruoli di sempre maggiore responsabilità nello stesso ambito tecnico, oppure nell'area commerciale. Per chi ha ambizioni e capacità, l'epilogo di questo tipo di professione, è comunque spesso quello del lavoro in proprio, o come libero professionista, o attraverso la costituzione di società, di persone o di capitale.
L'Analista programmatore lavora in genere nelle 'Software House' (le aziende produttrici di software), oppure all'interno di grandi imprese dotate di propri centri di elaborazione, in studi di consulenza, in centri di ricerca, nelle università, come dipendente o, sempre più di frequente, come libero professionista.
Spesso il suo lavoro si svolge all'interno di un 'team' (gruppo). I ritmi di lavoro sono generalmente serrati, gli orari flessibili.
I compensi lordi annui iniziali sono in genere compresi tra i 16.500 e i 20.700 euro, a seconda del titolo di studio, dell'esperienza maturata e dell'azienda in cui si presta servizio, cui vanno aggiunti gli eventuali straordinari.
All'Analista programmatore non è raro che venga richiesto di raggiungere il cliente nelle sue sedi, per prestargli assistenza.
Anche se meno favorevoli rispetto a qualche anno fa, a causa dell'alto numero di diplomati e laureati in informatica, le prospettive occupazionali per questa figura restano comunque buone, soprattutto per i più preparati e per chi ha conoscenze più approfondite dei linguaggi di programmazione utilizzati per gli ambienti di rete e su Internet.
Le figure professionali sicuramente più vicine a quella dell'Analista programmatore sono quella dell'Analista "puro" e del Programmatore "puro".
Fonte: Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori
http://www.isfol.it/orientaonline/home.asp