Negli ultimi anni il numero di coloro che consumano i propri pasti fuori casa sia per motivi di lavoro che per svago è aumentato in maniera considerevole. Nonostante il fatto che il mercato della ristorazione sia ormai quasi totalmente saturo e la concorrenza sia molto forte, una formula originale come quella del ristorante Km 0 può offrire interessanti opportunità di successo per svariati motivi. I prodotti Km 0 sono quelli che provengono dalla cosiddetta “filiera corta”, cioè da zone di produzione che distano al massimo 70 km dai luoghi di consumo.
Le caratteristiche principali sono la qualità (controllata e riconosciuta), la stagionalità e il legame con la tradizione agraria e culinaria della zona. Questi prodotti contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente perché favoriscono una contrazione dell’emissione di gas nocivi da parte di camion, navi e aerei per il loro trasporto, nonché una diminuzione del volume degli imballaggi. Spesso, inoltre, i prodotti Km 0 sono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica. Infine, non dovendo percorrere lunghe distanze per arrivare sui mercati e nei ristoranti, non solo sono più freschi, ma hanno anche prezzi decisamente più vantaggiosi.

Da queste generali caratteristiche si comprende come l’apertura di un ristorante Km 0 possa rivelarsi un business vantaggioso. Negli ultimi tempi, infatti, stiamo assistendo allo sviluppo di una mentalità più attenta all’ambiente, alla naturalità dei cibi, al recupero della cucina tipica e genuina. Aprire un’attività nel campo della ristorazione Km 0, rappresenta anche un’ottima occasione per promuovere e far riscoprire cibi e piatti tipici, sostenendo l’agricoltura locale creando così sinergie efficaci. Non bisogna dimenticare, inoltre, che questo tipo di mercato è in piena espansione. In occasione della Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici svoltasi a Copenhagen nel dicembre del 2009, è stata presentata una proposta di legge che mira a promuovere la domanda e l’offerta dei prodotti alimentari locali (a chilometro zero) anche nelle mense di scuole, ospedali e caserme. La produzione di cibi Km 0 dovrebbe divenire un titolo preferenziale per l’aggiudicazione di appalti pubblici del servizio di mensa e di ristorazione collettiva. Si prevede inoltre la possibilità di riservare delle agevolazioni sia per gli imprenditori agricoli che per le grandi strutture e i centri commerciali finalizzati alla vendita. Chi decidesse di aprire un ristorante Km 0 potrebbe usufruire di accordi coi produttori locali, ottenere finanziamenti dagli enti pubblici ed entrare nel circuito Km 0, buona garanzia di visibilità per l’attività. È importante avere una buona esperienza nel settore della ristorazione in generale, ma soprattutto conoscere i prodotti tipici e le ricette tradizionali della zona in cui si decide di aprire l’attività, riscoprendo magari prodotti dimenticati e mantenendo però uno sguardo sui gusti e le tendenze moderne in modo da soddisfare i gusti più diversi. Un’idea originale ed attuale per fare impresa nel mondo della ristorazione senza subire la concorrenza dei tanti locali già esistenti? Aprire un ristorante cosiddetto Km 0, con il menu preparato solo ed esclusivamente con i prodotti agricoli coltivati nelle zone limitrofe e con la carta dei vini di provenienza locale.
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